Episodio #5

Ancora buio. Ancora la testa avvolta dalla stoffa nera. Ancora le mani legate dietro la schiena e ancora ogni arto del mio colpo pulsa in maniera dolorosa.

Mi sento intontito. La testa mi esplode. “Dannazione, che sta succedendo? Cosa vogliono da me?”. Prendo in parte coscienza di quello che mi circonda, sento del vento stavolta, sento rumore di onde che si infrangono, sento odore di salsedine. 

Nuovamente mi viene strappata la stoffa dagli occhi e nuovamente vengo accecato dalla luce, questa volta non di una lampada, ma del sole. Il vento mi sferza il viso e mi scompiglia i capelli. Mi guardo attorno, sono legato ad una sedia, sull’orlo di una roccia a strapiombo sul mare. 

Davanti a me l’uomo con la cicatrice, sigaro in bocca e piede poggiato tra le mie gambe, sulla sedia. Ok è una situazione veramente di merda.

– Bene, eccoci di nuovo faccia a faccia, A. Senza tanti preamboli, ora tu mi dirai ciò che voglio sapere o inizierò a spingere col mio piede. Prima parli, prima ti slego e prima torniamo tutti a farci i cazzi nostri -. 

– Va bene – dico – chiedimi quello che vuoi ma ti avviso, se vuoi un riscatto hai preso la persona sbagliata. I miei al massimo ti possono pagare con un cane che non sa abbaiare e una macchina che consuma più benzina del fabbisogno giornaliero di una ditta di trasporti-.

– Tombola A. Il cane, parlami di lei, parlami di Zelda!-. Sgrano gli occhi per lo stupore. “Come fa a sapere il nome? Chi cazzo è questo?”.

– Cosa puoi volere da quel cosino spelacchiato? L’ho preso in canile qualche mese fa, gioca, fa la pipi, distrugge mobili e vestiti, fa il cane cristo santo. Tu hai organizzato tutto questo solo per un cane? Cazzo sei malato!- esclamo, dimentico ovviamente del suo piede sulla sedia e del burrone dietro di me. L’insulto non gli piace tantissimo, fa una leggera pressione col piede, la sedia scivola di qualche millimetro sulla sabbia e mi avvicino all’orlo. 

– Direi che potremmo evitare di insultarci e risolvere la questione in maniera pulita..non sono qui per il cane in se, ma per qualcosa che ha dentro – dice mr. Sigaro. 

Il mio cervello è in fermento: “Qualcosa che ha dentro? Le interiora? Il cervello? È un cane dannazione, cosa potrà avere di così importante da giustificare tutto questo? Un momento..il chip, ha il microchip!”. Deve leggermi in faccia che ci sono arrivato perché fa un ghigno che mette in mostra una perfetta dentatura bianca. 

– Bravo ragazzo, vedo che se spremi due neuroni riesci a ragionare. Ok, cane, chip, lo vorrei, è fondamentale per la mia organizzazione. Mora, la cara e tenera signora che ti ha chippato il cane lavora per noi, ma ha sbagliato siringa e cane, quindi ecco perché sei stato coinvolto -. 

“Quella cazzo di vecchia, non mi è mai piaciuta, figurati se non era una stronza associata ad altri stronzi per portare avanti chissà quale piano utopistico del cazzo”.

– Perciò ora mi dirai dove trovare Zelda da sola a casa e appena sarà tra le mie mani, le aprirò il suo bel collo da bastardino e tirerò fuori il chip. Poi tu sarai libero di andare -. Occhiolino, boccata di sigaro.

– Col cazzo, Zelda non si tocca -. Lo guardo, mi guarda, ci guardiamo. Si affaccia dal dirupo.

– Direi che è un bel volo da quassù, sei sicuro della tua risposta? -.

– Esatto brutto figlio di…- non finisco la frase, leggera pressione col piede, volo. Precipito, anzi, sempre più velocemente.

Di nuovo tutto buio.

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