Episodio #4

Ora indefinita.

Riprendo coscienza di me. Tutto buio, tento di aprire gli occhi, nulla, c’è qualcosa che me lo impedisce, un pezzo di stoffa nero mi avvolge la testa. 

Mi accorgo di avere le braccia piegate e legate dietro la schiena. Sono seduto, almeno le gambe sono libere. Provo a muoverne una ma una fitta lancinante mi arriva al cervello, segnalandomi qualche postumo dello schianto di poco fa. Tanto per cambiare anche la caviglia destra pulsa in maniera terrificante. “Cosa cazzo sta succedendo? Dove sono?”.

Cerco di urlare, ma dalla bocca esce solo un mugugno indefinito. Come sempre, quando tutti i sensi sono fottuti, l’udito si impegna per farti capire qualcosa del mondo che ti circonda.

Sento dei fruscii attorno a me, passi e voci sommesse. Tento ancora qualche movimento giusto per farmi notare, ignorando le fitte dolorose che mi pervadono. 

-Ah la nostra principessa si è finalmente svegliata!- sento esclamare. Una voce roca, priva di accento.

Qualcuno mi toglie in malo modo la stoffa nera che mi avvolge la testa e una luce fortissima mi colpisce gli occhi. Metto a fuoco e davanti a me vedo solo un tavolo in metallo e una lampada puntata dritta su di me. Il resto nell’ombra. 

C’è comunque qualcuno nella stanza, sento il suo respiro e l’odore di sudore acre che emana l’individuo. Si avvicina a me, mette la sua faccia davanti alla mia. Capelli neri, occhi ancor più neri, una lunga cicatrice gli percorre la guancia. Un uomo mai visto. “Chi cazzo è questo? Cosa vuole da me?” penso. Apre la bocca per parlarmi, il suo fiato emana puzza di sigaro. Dio quanto odio chi fuma il sigaro.

– Bene, bene. Finalmente A è dei nostri. Allora, principessa, vorrei innanzitutto scusarmi per lo zelo con cui sei stato invitato ad unirti a me…- 

“Zelo? Mi avete seguito di notte e fracassato la macchina. Zelo è molto riduttivo, stronzo”.

-…ma a volte misure estreme sono richieste a seconda della situazione.-

– Si tutto molto bello, ma cosa cazzo volete da me? Chi siete? Che cazzo vi ho fatto? – esclamo. Forse con troppa veemenza, non sono proprio nella posizione di fare il gradasso. Oltretutto ogni parola e ogni fiato mi provocano una fitta lancinante al costato, segno che qualche costola non è nella posizione in cui dovrebbe essere.

– Chi siamo, cosa ci hai fatto..frivolezze. Non è la cosa importante. Ciò che conta è cosa tu puoi fare per noi, perché tu puoi fare molto per noi, vero A? Ne riparleremo, è ora di riposare. –

Lo vedo armeggiare con qualcosa dall’aspetto malefico. Una siringa, cazzo. Cerco di allontanarmi ma le corde mi tengono fisso li, aspettando il mio destino. Sento l’ago che mi perfora la pelle e lentamente scivolo nell’oblio. 

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