Episodio #2

7:00 del mattino. Driiin, driiiiin, driiiiin. Allungo la mano, premo un tasto a caso. “Fottiti sveglia, dammi dieci minuti, ho sonno.”

7:05. Driiin, driiin. “Santo dio, ok mi alzo”. Mi spingo di malavoglia verso il bagno, mi guardo allo specchio. Bianco cadaverico, barba incolta, occhiaie. Accendo la stufetta, apro l’acqua calda nella doccia, entro. La lascio scorrere, rifletto sulla vita. 

Esco, mi asciugo, lavo i denti, cerco di dare un senso a questi maledetti capelli senza successo. Mi faccio spingere in cucina dall’inerzia, scaldo il caffè. Mi scorre nella gola caldo e fumante. Sento qualche milligrammo di energia ritornare nel mio corpo.

Mi accorgo di essere in mutande, il cane mi fissa, io lo fisso. “Senti tu sei nudo, perché mi guardi giudicandomi solo perché sono in giro in mutande?” Maledetti cani e i loro occhi giudicatori. Devo rifare le scale, decido di spendere il primo stipendio per comprare un sistema meccanico che mi trasporti su e giù per la casa.

Indossata la divisa mi specchio, tutto nero, come il mio animo, come le occhiaie, il letto mi manda il suo richiamo tentatore “Vieni qua, sono soffice e caldo, lo so che mi brami, lo sento”. Si, ti bramo stupido letto, ma non mi lascerò sconfiggere dal sonno, ho un’armatura, io, tutta nera, sottile, ma pure sempre un’armatura.

Vinco questa sfida, 1 a 0 per me. Forse la giornata non è così brutta, una vittoria l’ho messa in tasca. Preparo lo zaino, riscendo le maledette scale, la caviglia destra inizia a piangere. Ricordo il giorno in cui l’ho rotta. Giocavo a calcetto in Spagna, in mocassini, vestito di tutto punto, come un’idiota. Piede girato, urla e lacrime, ospedale, gesso, sofferenza e tanti andilorofici. Dal giorno non mi da pace, più cammino più si infiamma, più soffro, meno regge il peso della carcassa che chiamo corpo. Decido di spendere il secondo stipendio per farmelo sostituire con un arto bionico.

Entro in macchina, giro la chiave, apro Spotify, metto un pezzo blues. “The thrill is gone baybe…” grazie BB King, stai salvando il mio umore. Parto, strade deserte, ci siamo io, la mia macchina e 20 minuti di viaggio. Metto la quinta, la macchina va da sola. Ormai il mio subconscio conosce la strada, lascio che sia lui a guidare, la mia parte cosciente la lascio vagare.

Sto ancora pensando al cane giudicatore. Se mi comportassi anche io così? Se ti fissassi ogni volta che fai la cacca in strada? O che annusi il sedere di un altro cane? Un po’ di educazione, per dio. Sono nervoso, si, questo è l’effetto che mi da la doccia di prima mattina, mi fa stare incazzato come una faina per tutta la giornata. Ma devo lavarmi, i clienti sicuramente non apprezzano l’odore di uomo che emano appena sveglio.

8:00. Arrivo a lavoro, il capo, Gino (lo chiameremo cosi) mi accoglie.

– Buongiorno A., spero tu abbia dormito. Ora spostiamo tutti i tavoli in terrazzo, spazziamo, laviamo e rimettiamo tutto a posto.

“E una fetta di culo?” penso. Non lo dico a voce alta, non ho il coraggio. So benissimo che quel plurale che ha usato equivale ad un singolare, ad un “tu sposti, spazzi, lavi e riordini”. Infatti così è, lui sparisce, io fatico, sudo, prendo due caffè, fumo altre 10 sigarette, muoio dentro.

Una risposta a "Episodio #2"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: