Episodio #1

2:10 del mattino. Arranco di malavoglia sul vialetto di casa, tutto buio, i piedi che vanno avanti da soli. Serata difficile a lavoro.

Eccola li, finalmente, la tanto agognata porta di casa, dietro di lei il mio amato letto e il meritato riposo. Giro la chiave nella serratura, come al solito non entra. “Merda, ogni volta la stessa storia del cazzo” penso. Si la stessa storia, chiave lasciata dentro dall’altra parte, chiusa ovviamente a mandate dispari così che non potrebbe uscire neanche se avessi le abilità di Arsenio Lupen. 

Smadonno per dieci minuti in un linguaggio che mi piace definire lo ”stanchiano”, quella roba che ti viene fuori quando sei così a pezzi che neanche riesci ad articolare le parole in un italiano intelligibile. Mi accendo una sigaretta, riprovo con la chiave, niente. 

“Dio è così difficile lasciare la chiave fuori dalla maledetta serratura?” penso tra me e me. Ultima chance, abbasso la maniglia, la porta si apre, mi sento un’idiota. 

C’è il cane che mi aspetta, seduto sul tappetino proprio davanti a me. Inizia a scodinzolare, mi salta addosso, pieno di energie. “Ma come fai? Tutte ‘ste energie alle 2 del mattino, da dove le tiri fuori?”. Poi mi ricordo che passa il resto della giornata addormentato e penso che anche io vorrei essere un po’ cane. Zero preoccupazioni, zero soldi, bastano due croccantini e tante coccole e sarei felice. Invece sono umano, povero, e due coccole non mi servono a lavarmi di dosso la merda in cui affogo. 

Mi trascino sulle scale, il toccasana per dei piedi stanchi, arrivo alla mia stanza, mi tolgo faticosamente i vestiti di dosso e poggio finalmente il mio corpo su una superficie morbida. Il nirvana per un corpo distrutto.

E invece no, tutto d’un tratto il sonno scompare, non riesco a muovere un arto ma il cervello è lì che pulsa, attivo, instancabile. 

“Ehi vuoi dormire? Ma smettila, ci sono qui io che ti tengo sveglio facendoti pensare alle cazzate più assurde. Tipo, che ne pensi della crisi del medio oriente? E di Trump? Secondo te domani il nasdaq sarà in calo o in crescita?” mi dice il caro amico cervello. Dio perché non c’è un tasto on/off? 

Vabbe ormai il sonno è passato, mi ricordo di avere una ragazza e che probabilmente è preoccupata per me e vorrebbe sapere se sono rientrato a casa o mi sono tirato giù da una cunetta in piena curva rientrando a casa. Guardo il telefono, 4 messaggi, ultimo dei quali “Amore ti aspetto sveglia per darti la buonanotte”. Ultimo accesso ”00:10″, si, stocazzo sei ancora sveglia ad aspettarmi. Scrivo “sono a casa, dio mi odia, il cane mi ama, voglio dormire ma sua santità il Sonno è sparita, help, I need somebody”. 

No answer, ma poi non gliene faccio una colpa. Chi, sano di mente, ti aspetta sveglio fino alle 3 del mattino? Ma io ho bisogno di parlare, rompere le palle a qualcuno, tanto da stancarmi e dormire, finalmente. Inizio a scorrere i miei contatti, sono sicuro che qualcuno sveglio c’è.  Qualche povero cristo insonne che ha voglia di sobbarcarsi mezz’ora di stronzate partorite dalla mia mente malata.

Dopo un po’ ci ripenso, non ne vale la pena, a quest’ora mi vengono in mente solo discorsi interessanti e nessuno ha voglia di affrontarli alle 3 del mattino. Spengo il telefono e inizio a fissare il muro davanti, sperando che qualcosa lo renda interessante, che la sua geometria cambi, non so, un fottutissimo qualcosa che mi dia un motivo valido per farmelo fissare. 

Niente, è il solito bianco, squadrato, fisso, costante, immutabile, stupido muro. Merda. Dov’è finito il sonno e la stanchezza? Ci dev’essere un anfratto del cervello deputato ad immagazzinare tutto questo nel momento in cui riesci a toccare il letto dopo una giornata pesante.

“Dai, ti prego, chiudi tutti i programmi in background, spegni tutto, lascia le funzioni base aperte, chiudi le porte e fammi scivolare nell’oblio”. Niente. Ultima chance, soluzione estrema. La scatola di gocce è lì che mi fissa, prendo un bicchiere, lo riempio per metà, ci infilo dentro 20 gocce, bevo tutto d’un sorso. Che schifo. Amaro, vomitevole, ma estremamente utile. Passano dieci minuti, gli occhi iniziano a socchiudersi, eccolo finalmente, il sonno arriva. 

“Dio sono un drogato” penso. Con le ultime forze punto la sveglia alle 7, chiudo gli occhi e scivolo nel buio.

17 risposte a "Episodio #1"

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  1. 1. Per quanto ami i cani, in questi casi essere gatto deve essere mille volte più bello
    2. Gli Smiths dicevano “And when I’m lying in my bed I think about life and then I think about death, and neither one particularly appeals to me”
    3. Che gocce prendi?
    4. Se dovessi sentirti di nuovo solo, sappi che un’altra insonne come te che ha il tuo stesso bisogno

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    1. 1. Però se ci pensi il gatto è menefreghista all’eccesso. Mi basta un po’ meno del gatto, cioè, un range in cui il cane è il minimo e il gatto e il massimo, e io sto nel mezzo. Che animale è? Canarino? Panda?
      2. Fantastico quel pezzo.
      3. Xanax, purtroppo, ma le sto eliminando dalla mia vita.
      4. Volentieri 😉 ma i miei discorsi notturni sono pesanti e intricati.

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  2. Contraria a gocce e medicinali affini presente (le ho viste usare, son solo un palliativo al problema), se proprio il sonno non ne vuole sapere: libro, musica, tv (una mano santa) o un giornaletto di sudoku ma medicine no (chi me lo propose credo si ricorda ancora la mia reazione).

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      1. motivo per cui sto alla larga dalle caramelle 😀 però per le gocce per me è, anche, una questione di “dipendenza” inteso come: non è possibile che il mio sonno o il mio stato d’animo debbano dipendere da un medicinale. Se arrivo a questo devo trovare il perchè del problema.

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      2. perchè puoi fare di tutto e non hai vincoli. Non che a 36 non si possa ma ti sei magari messo in ballo con cose dalle quali ti puoi sganciare meno facilmente.

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      3. Sai cos’è? Ora hai la possibilità di scegliere cosa fare, che direzione prendere. Ad esempio mi avevi accennato all’opzione estero. Certo nessuna scelta è definitiva o quasi ma una volta che hai fatto un bel po’ di strada cambiare direzione è sempre un po’ più complicato.

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